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    Venezia e le Grandi Navi
    978-88-6965-620-0

    Berengo Gardin Gianni

    €16.15 €19.0015%



    19x21 cm
    40 fotografie in b/n
    88 pagine
    cartonato

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    Il libro accompagna la mostra omonima che sarà esposta al Negozio Olivetti di Venezia dal 22 ottobre 2015 al 6 gennaio 2016

    Venezia e le Grandi Navi, raccoglie le fotografie realizzate da Gianni Berengo Gardin nel bianco e nero rigoroso, sincero e perfetto di sempre, scattate dal fotografo tra il 2012 e il 2014. Immagini che testimoniano il quotidiano usurpante passaggio di mastodontiche navi da crociera nella laguna di Venezia.

     

    Sono lunghi due volte Piazza San Marco e alti una volta e mezzo Palazzo Ducale: i nuovi “visitatori” di Venezia sono le grandi navi da crociera che passano lungo il Canale della Giudecca e nel Bacino San Marco, e irrompono a scombussolare, anche solo nel momento del loro transito, l’abituale scenario cittadino. Gianni Berengo Gardin ha seguito il percorso di queste grandi navi, ingombranti e voluminose, documentando il loro apparire e scomparire sull’orizzonte della laguna. Il libro è arricchito da un testo di Andrea Carandini, Presidente del Fai, da una riflessione di Vittorio Gregotti e da un intervento di Camilla Bianchini d’Alberigo.

    Venezia e le Grandi Navi vuole offrire un contributo per riflettere su queste “imponenti presenze” che sconvolgono non solo la scala urbanistica e architettonica ma forse anche l’equilibrio della città lagunare, così bella e così fragile. Il libro, nato da una collaborazione con il FAI, è completato da una conversazione di Gianni Berengo Gardin con Alessandra Mammì: un modo per ricordare il suo lavoro di fotografo e l’intenso rapporto che da sempre lo lega alla sua Venezia.

     

    “Scagli la prima pietra chi non ha trovato affascinante, anche proprio perché terrificante, lo spettacolo dell’ingresso e del lento transito nel bacino di San Marco dei condomini-naviganti delle moderne navi da crociera, con l’estraneità minacciosa, la loro presenza, quasi extraterrestre, nel salto di scala oltre che nelle forme nei confronti dell’area centrale della città di Venezia e della nobile presenza della sua storia. Poi, subito, al di là di ogni danno, interviene il terrore che il minimo incidente possa trasformarsi in un disastro, senza riparazione, in una perdita definitiva di un bene culturale collettivo insostituibile.

    Vittorio Gregotti

     

     

     

     


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