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    Dies irae
    978-88-6965-176-2

    Pellegrin Paolo

    €29.75 €35.0015%



    24x30 cm
    208 pagine
    130 fotografie

    rilegato 

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    Dies irae, la prima grande pubblicazione retrospettiva dedicata al lavoro di Paolo Pellegrin, raccoglie le immagini di molti tra i reportage realizzati da questo autore seguendo la strada del fotogiornalismo puro, che non ha paura di guardare negli occhi il mondo e, soprattutto, di raccontarlo. 

    La Cambogia (1998), il Kosovo (1999–2001), l’Iraq (2003), il Darfur (2004), la Palestina/Cisgiordania (2002–2004), l’uragano Katrina (2005), la tragedia dello Tsunami (2005), Gaza (2005), il dramma infinito di Haiti (1995 –2010), l’Afghanistan e il Libano (2006), l’Iran (2009), sono tappe importanti di un percorso giornalistico e di visione portato avanti con passione e talento. 

    Del resto, la carriera di Paolo Pellegrin è costellata da innumerevoli premi e riconoscimenti internazionali, segno di quanto la forza e l’intelligenza dei suoi lavori si impongano, nel corso del tempo, come parti di un’opera universale e coerente. Pellegrin incarna una nuova generazione di fotogiornalisti: cosciente dei nuovi mezzi di produzione e di diffusione delle immagini di attualità, impegnato a rinnovare la visione degli avvenimenti che documenta, attento sempre a mantenere un atteggiamento etico, nella forma e nei modi del proprio lavoro.
    Nel libro una lunga intervista di Roberto Koch a Paolo Pellegrin sulla fotografia, le scelte etiche da tenere presente, i nuovi mezzi tecnologici da utilizzare e il futuro del fotogiornalismo.

    Il libro accompagna la mostra omonima in programma dal 18 febbraio al 15 maggio 2011 presso la Fondazione Forma per la Fotografia di Milano.


    Paolo Pellegrin (Roma, 1964) è uno dei fotogiornalisti più attivi e più impegnati del nostro tempo. Membro di Magnum Photos dal 2001, collabora regolarmente con riviste come Newsweek e The New York Times Magazine. Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti per il suo lavoro: la Leica Medal of Excellence (2001), l’Eugene Smith Grant (2006), la Robert Capa Gold Medal (2007) e otto premi del World Press Photo.


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